Through our eyes

“Fotografate tutto ciò che per voi ha un significato, raccontatemi la vostra vita su quest'isola, fatemi vedere quello che i vostri occhi vedono ogni giorno quando uscite dalla porta di Mazí e ad attendervi c'è la quotidianità disperata del campo profughi.”

Through Our Eyes è nato in questo modo: da una richiesta e da 39 Kodak usa e getta a colori. Il progetto ha coinvolto gli studenti del workshop di Fotografia realizzato a Mazí dal dicembre 2018 all'agosto del 2019. Gli scatti realizzati dai giovani fotografi, tutti minori rifugiati dell'Hotspot di Samos, sono una testimonianza imprescindibile dell'orrore che si sta perpetrando nel campo profughi dell'isola greca. Si tratta di una testimonianza in prima persona, del racconto limpido, disarmante e scioccante realizzato da giovani adolescenti a cui è stato negato tutto. Per la prima volta, dietro l'obiettivo della macchina fotografica, non ci sono giornalisti o fotoreporter, ma gli stessi esseri umani costretti a vivere per mesi e anni in condizioni estreme e altamente debilitanti dal punto di vista fisico e psicologico.

In queste fotografie c'è tanta disperazione

Ci sono i container allagati, ci sono le lunghe attese per riuscire ad accedere alle cure mediche, ci sono i cumuli di spazzatura, ci sono le lotte e le proteste, c'è la vita “in the jungle” senza acqua, luce e docce. Ci sono bambini in mezzo al fango, ci sono i bagni rotti e rivoltanti, c'è la paura, la fame e la sofferenza. Ma i nostri studenti sono riusciti a cogliere anche tanto altro. Through Our Eyes ci mostra cosa significhi resistere all'orrore, essere ancora in grado di vedere la bellezza, apprezzare il mare, sopravvivere di amicizia, di legami familiari e affettivi. Ci mostra la speranza di un'Europa migliore della terra che hanno dovuto abbandonare.

Through Our Eyes è diventata una mostra esposta in tutto il mondo. Il lavoro dei nostri studenti ci viene continuamente richiesto per organizzare mostre e permettere alle persone di capire, di vedere e di essere informati riguardo a questa drammatica situazione. Alcune testate internazionali hanno scritto del progetto: The Guardian, Washington Post, The New Yorker, Internazionale, Pùblico, Repubblica e Tpi.

“Nessuno mi capisce veramente, nessuno capisce davvero cosa significhi vivere in questo campo- ha detto una delle nostre studentesse- grazie a questo progetto ho potuto finalmente raccontarlo e l'ho fatto attraverso la fotografia che per me è uno strumento così importante. Quando sono dovuta fuggire dal mio Paese ho dovuto lasciare indietro la mia macchina fotografica. Ritrovare la fotografia, in questo luogo, ha significato molto per me.”

La Fotografia fa parte del progetto educativo di Still I Rise. Gli studenti non solo imparano ad utilizzare una macchina fotografica professionale, ma utilizzano questo strumento universale per comunicare con gli altri e uscire dall'indifferenza.

Seguici su Facebook e Instagram per restare aggiornato sulle esposizioni in programma e sulle nostre iniziative.

Ti piacerebbe ospitare o organizzare un’esposizione dei nostri scatti? Scrivici una email!

Gallery