08.10.2020 ・ Still I Rise Press Office

Mai più significa mai più. Basta intrappolare le persone in condizioni miserabili sulle isole greche

Cosa sta succedendo un mese dopo gli incendi di Moria, Lesbo.

Un mese dopo gli incendi che hanno distrutto il campo profughi di Moria, e nonostante la Commissaria UE Johansson abbia pubblicamente promesso di non costruire mai più campi come Moria, più di 7.500 persone sono ancora intrappolate in condizioni disumane nel nuovo campo costruito frettolosamente a Lesbo. Altre migliaia di persone, tra cui 7.000 bambini, continuano a vivere in campi pericolosi e senza dignità nelle altre isole dell'Egeo.

Oltre mezzo milione di persone ha firmato petizioni per chiedere ai leader europei di evacuare le persone intrappolate sulle isole greche e di porre fine alle politiche di contenimento che continuano a causare questo costante ciclo di sofferenze e abusi. Il nuovo Patto per la Migrazione e L’Asilo proposto dalla Commissione Europea, presentato due settimane fa, non prende in considerazione queste richieste e riafferma invece la volontà dei governi e delle istituzioni europee di voler proseguire con le stesse politiche di contenimento che hanno portato agli incendi di Moria e Samos.

Il nuovo campo costruito a Lesbo porta con sé la stessa miseria del campo di Moria: uomini, donne e bambini dormono in tende per terra su materassini, non c'è acqua corrente e il cibo viene distribuito una sola volta al giorno. I genitori lavano se stessi e i propri figli in mare, in totale assenza di docce e con accesso limitato ai bagni chimici. Il campo è stato costruito in modo sbrigativo in una zona fino a poco tempo fa usata come poligono di tiro, vicino al mare ed esposta alle intemperie. Con la stagione invernale alle porte, le tende del campo non resisteranno a piogge e tempeste. Tutto questo nel contesto della pandemia globale dovuta al COVID-19, dove è impossibile per i residenti del nuovo campo adottare misure preventive per proteggersi, come il distanziamento sociale.

Nel frattempo, le persone che vivono negli altri hotspot europei sulle isole di Samos, Chios, Kos e Leros, sono intrappolate in condizioni disumane e di sovraffollamento. A Kos, i nuovi arrivati sono automaticamente messi in detenzione da gennaio. A Samos, 4.314 persone vivono in un campo costruito per 648 persone. Ci sono più di 90 casi positivi al COVID-19, eppure non esiste un adeguato piano di risposta sanitaria a tale emergenza.

Nulla sembra indicare che il modello di contenimento che ha creato queste emergenze cicliche negli ultimi cinque anni sia stato messo in discussione. Il Patto per la Migrazione e l’Asilo sembra invece consolidare le stesse politiche che hanno causato anni di sofferenza umana su queste isole. Un modello che intrappola persone sulle isole dell'Egeo, amplia le procedure di frontiera obbligatorie, ed è apertamente orientato alla deterrenza e al rimpatrio, anziché all'accoglienza e alla protezione dell’individuo.

Quando è troppo, è troppo. Ribadiamo il nostro appello a decongestionare urgentemente le isole e a trasferire le persone in alloggi sicuri e dignitosi, con particolare supporto verso il ricollocamento tra gli Stati Membri. Sollecitiamo i leader dell'Unione Europea ad abbandonare immediatamente le politiche di contenimento delle persone sulle isole greche e le proposte di rafforzare il sistema degli hotspot in tutta Europa. Mai più significa mai più.

Nota di contesto

- Questo comunicato stampa è un'iniziativa congiunta di Europe Must Act, Help Refugees, Legal Centre Lesvos, Lesvos Solidarity, Médecins Sans Frontières, Refugee Rights Europe e Still I Rise, che hanno organizzato una mobilitazione a livello europeo dopo gli incendi del campo di Moria dell'8 settembre. Ad oggi, l'iniziativa è cresciuta fino a diventare un'alleanza senza precedenti tra 450 organizzazioni, movimenti i, gruppi e politici, con oltre 165.000 persone che hanno firmato la petizione.

- Dopo gli incendi che hanno distrutto il campo di Moria, sono state avviate altre diverse petizioni con richieste simili. Insieme, hanno raccolto centinaia di migliaia di firme (tra cui la coalizione sopra menzionata, SeeBrücke, Amnesty International). Inoltre, dall'inizio della pandemia, numerose petizioni lanciate da varie organizzazioni ribadiscono la necessità di evacuare urgentemente i campi sulle isole greche e di ricollocare le persone in tutta Europa (tra cui Leave NoOne Behind, SOS Moria, Europe Must Act, Evakuieren Jetzt).

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