17.03.2020 ・ Still I Rise Press Office

Still I Rise apre "Beraber" In Turchia: sarà la prima Scuola Internazionale per minori profughi.

Inaugura a Gaziantep il secondo centro educativo di Still I Rise, rivolto agli adolescenti rifugiati dai 10 ai 17 anni: a settembre diventerà la Prima Scuola Internazionale al mondo per minori profughi.

Dopo Mazì sull’isola di Samos, la ONG Still I Rise inaugura a Gaziantep, Turchia, il secondo centro educativo rivolto agli adolescenti rifugiati dai 10 ai 17 anni. Si chiama Beraber, che in turco significa “Insieme”, e a settembre 2020 si trasformerà nella prima Scuola Internazionale al mondo per minori profughi. Il progetto è stato finanziato dalla cena di beneficenza della Festa del Cinema di Roma, organizzata lo scorso ottobre da Desirée Colapietro Petrini e Anna Foglietta.

«Abbiamo spalancato le porte e accolto decine di bambini e le loro famiglie. Bambini siriani, bambini che hanno perso tutto, la Terra, i diritti, il futuro. Un genitore, in qualche caso. L’infanzia, in molti. Alcuni sono caduti vittima del lavoro minorile. Altri hanno il volto simpatico spruzzato di cicatrici, il lascito della guerra da cui sono sfuggiti. Eppure, tutti loro sprizzano di gioia. Vederli felici ti fa amare la vita», spiega Nicolò Govoni, Presidente e cofondatore di Still I Rise. «Ti si stringeva il cuore, a essere lì. Si sono presentati vestiti di tutto punto, indossando gli unici indumenti belli che avevano, e con le scarpe piene di buchi hanno finalmente colmato di risa la Scuola che per mesi abbiamo coltivato come un frutto prezioso».

A partire da settembre, 150 studenti potranno accedere all’istruzione totalmente gratuita della Still I Rise International School e - alla fine di un percorso educativo di altissimo livello e della durata di 7 anni - riceveranno un diploma internazionalmente riconosciuto: un numero chiuso legato a un approccio di tipo qualitativo, più che quantitativo, per dare la possibilità al singolo studente di essere seguito nel migliore dei modi dagli insegnanti. Il modello prevede che il 70% dei minori iscritti siano profughi e il 30% bambini poveri locali, che non possono permettersi un’educazione privata di alta qualità.

«C'è una grande differenza rispetto alla scuola di Samos, che a causa delle condizioni del luogo, è un centro giovanile di educazione informale e non sarà mai una scuola riconosciuta. Lì i bambini restano magari un anno, e poi, nel giro di una notte vengono trasferiti: in questo modo, è molto difficile riuscire a concludere un percorso di studi. In Turchia compiamo un passo in più, la continuità ci sarà. Stiamo lavorando sullo stesso progetto anche in Kenya, dove un altro team che sta operando allo stesso modo e contiamo di aprire entro fine 2020 una scuola anche nel paese africano. Nei nostri piani, vorremmo raggiungere nel 2021 anche il Messico e infine l’Italia, per portare aiuto anche nel nostro Paese»

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